La lingua rubata

8 Settembre 2007

E’ uscito sul numero di settembre 2007 della rivista elettronica “Musicologia.it” un articolo sul cd-audio Ofidèa degli Avleddha, scritto da Piero Antonaci.

“Hanno preso, di notte, e sono scappati. Scappano per i campi, scavalcano i
muri, sbattono contro le fronde degli ulivi. Sono due. Hanno rubato e stanno
scappando. Ridono, ma un po’ per smorzare la paura, perché sanno che
l’hanno fatta grossa, ma sanno pure che la faranno franca. E infatti proprio
nessuno li insegue. Solo la luna di agosto.
Ma che cosa hanno rubato? Hanno rubato… una lingua, sì, proprio una
lingua nel senso della parola lingua, una lingua fatta di parole vere, e se la
stanno portando lontano in qualche posto, forse per mangiarsela. Mentre
corrono se la passano come una palla se l’altro deve saltare, per esempio, un
muretto….”

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Ofidèa

6 Settembre 2007

Copertina cd-audio Ofidèa

E’ uscito il nuovo cd di Avleddha, “Ofidèa”:Perché il titolo di un brano presente nell’ultima nostra “fatica” ci è sembrato anche il modo più appropriato per coagulare in un “logo” i significati espressi?Così come Odissèa è la narrazione delle gesta di Ulisse, Ofidèa racconta le vicissitudini di Ofis (dal greco: serpente), e il brano a cui dà il titolo (scritto da Gianni De Santis), parla, per l’appunto, di uno degli òfidi più diffusi del Salento: la sacàra (cervone). Questo rettile, oggetto di ingiustificati pregiudizi, è stato per secoli, e purtroppo ancora oggi, vittima di una vera e propria persecuzione che lo ha portato alla quasi estinzione. L’ignoranza popolare gli ha falsamente attribuito, tra l’altro, un morso talmente velenoso da seccare perfino gli alberi. In realtà, la sacàra, non solo è assolutamente innocua, ma, a differenza di altri rettili, non è neanche mordace ed è, peraltro, utilissima alla campagna essendo un predatore di roditori che notoriamente danneggiano le colture.Si sa, qualsiasi pregiudizio è figlio dell’ignoranza, quella stessa ignoranza che qui nel Salento ha contribuito alla quasi estinzione della lingua grika.In passato, gli abitanti dei paesi adiacenti l’area della Grecìa Salentina, apostrofavano i griki con disprezzo e diffidenza, e alla stregua dei serpenti: “gente con due lingue”, poiché il bilinguismo di questi ultimi presagiva a ingannevoli, quanto inesistenti, raggiri. A lungo andare, e insieme ad altre cause, delle quali mi astengo dal parlarne in questa sede visto la vastità dell’argomento, questo atteggiamento ha contribuito, nel nome e nella necessità di una più civile convivenza, al lento abbandono del griko da parte dei suoi parlanti.Le analoghe vicissitudini, in qualche modo, identificano la cultura grika alla sacàra; la sua lingua cosiddetta “biforcuta”, ci riporta idealmente al bilinguismo griko. Ed ecco “Ofidèa”, in cui, questa natura bilingue, come bilingue lo fu per nascita la cultura bizantina da cui discendiamo, viene espressa nel dialetto romanzo e nel griko dei dieci brani che unitamente costituiscono questa raccolta musicale, a sottolineare la ambivalente e nello stesso tempo inscindibile anima linguistica della cultura grika.Dal punto di vista musicale, “Ofidèa” è un progetto diverso dai precedenti Cd di Avleddha(Otranto – 1999/ Senza Frontiere – 2002), laddove gli arrangiamenti delle canzoni nascevano dall’interazione, sul campo di prova, fra strumentisti di varia estrazione musicale, determinando, di conseguenza, un prodotto, per così dire, “meticcio” e, anche per questo, assolutamente interessante. Questo Cd, musicalmente, è figlio di una mia personale esperienza compositiva che mi vede, nel 2004, impegnato nella sonorizzazione di un film muto (La Terra – regia A. Dovzhenko - Urss 1930), commissionatami dal “Festival Images ‘04” (Vevey – Svizzera), in cui, per la prima volta, mi trovo a dialogare con la poesia dell’immagine, ma soprattutto, per la prima volta, mi trovo alle prese con la composizione di un’intera partitura strumentale. La buona riuscita di questa operazione artistica, mi ha indotto a riproporre questa esperienza, per me straordinaria, dentro il progetto Avleddha, rinunciando così a un prodotto dalla intrigante connotazione “apolide”, a favore di un’unica regia identitaria, spero altrettanto interessante.In questo lavoro, l’antica funzionalità dello “spazio alla voce”, che prevede, sul canto, un accompagnamento “discreto” da parte degli strumenti, è spesso sostituita dal contrappunto tra questi ultimi e lo stesso canto. Ciò potrebbe obbligare a un ascolto più impegnativo da parte del fruitore. D’altra parte, l’originalità e la ricercatezza sono sempre stati dei punti di forza della musica di Avleddha proprio in virtù della maggiore attenzione che un ascolto poco prevedibile e per niente scontato impone. Ma la musica è soprattutto emozione, piacere sensoriale, e questo, a prescindere da ogni considerazione, è una giusta aspettativa che non è nelle nostre intenzioni disattendere.Certamente, e qui Ofidèa non sarà diverso dai precedenti, questo Cd sarà foriero di approvazioni incondizionate e di critiche sferzanti da parte degli “addetti ai lavori”. Ma chi ha la pretesa di fare arte, di comunicare qualche nuova emozione, questa è un’opportunità da cogliere, un rischio da correre.

Rocco De Santis

Per acquistare il cd Ofidèa rivolgersi a:sabrina@suonidalmondo.comhttp://www.suonidalmondo.comPer comunicare con il gruppo:info@avleddha.it

Cd audio Senza frontiere

5 Settembre 2007

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Una collaborazione tra un gruppo salentino e una musicista di origini danesi-alsaziane

Avleddha senza frontiere

Incidono un cd con la violinista Constance Frei

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Fuga dalla “pizzica” e ritorno alle radici melodiche grecaniche: è tornato in studio il gruppo “Avleddha” per il suo nuovo cd che già nel titolo rivela l’intento di andare oltre gli angusti confini del folklore. Ed infatti “Senza frontiere” è targato questo secondo lavoro che sta per entrare nella fase finle di missaggio e masterizzazione dopo le accorte registrazioni effettuate da Nanni Surace, geniale ingegnere del suono, nelle sale di Purerocck a Brindisi. L’anticipazione di questo evento discografico è ben meritata, e per diverse ragioni. Anzitutto poiché l’ensemble di Rocco e Gianni De Santis ha eseguito il più possibile in presa direta i brani che compongono la raccolta, prendendo le di stanze dalle manipolazioni esasperate e dai collage di campionature digitali; in secondo luogo per l’accorta scelta dei testi lirici in griko scritti - tra gli altri - dal padre dei due leader; l’indimenticabile poeta-contadino Cesare De Santis, su una serie di composizioni musicali accattivanti come mai prima d’ora ce n’erano state nel pur suggestivo repertorio dei musicisti di Sternatia. Ma l’aspetto più importante di quest’album è costituito dalla coolaborazione con la bravissima violinista di origini danesi-alsaziane Costance Frei che ha saputo infondere alle musiche quel tocco magico un po’ mitteleuropeo che già l’estate scorsa si era udito uscire nei concerti di “Avleddha” dall’archetto di Maurizio Dehò. La Frei, ricercatrice e docente di musicologia all’ Università di Ginevra, è stata allieva di Corrado e Liliane Romano: vale a dire che esce da una scuola di grandi violinisti; il suo retroterra classico prevalentemente barocco, che esegue in un ‘intensa attività concertistica, l’ha predisposta e convinta a misurarsi con quel vasto “girdino armonico” che è il Salento delle clausule kircheriane, ma stando attenta a non farsi risucchiare dal vortice omologante della pizzica e dei suoi succedanei. In tal senso il suo incontro con “Avleddha”, e soprattutto con la chitarra di Dario Marti, ha trasformato il sogno ambizioso di un suono libero da schemi, da stili e da etichette, in un’eccellente proposta per il pubblico internazionale dell’athno-music. L’icona di questo incredibile incontro artistico, al quale partecipano Roberto Lezzi (ch. Basso) e Tonino Friolo (batteria), è rappresentato dalla sublime “Ce meni statti” (”E resta cenere”), su cui la voce di Rocco De Santis, il violino della Frei e la chitarra di Marti, tessono l’ordito di una musica veramente nuova e senza confini.

Gino L. Di Mitri

Articolo apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno”

 

 

SENZA FRONTIERE è il titolo del 2° cd degli Avleddha.

E’ possibile acquistarlo,inviando una mail a: info@avleddha.it

E’ possibile scaricare il libretto di accompagnamento del Cd-audio in Formato PDF (con versione inglese dei testi delle canzoni).

 

Cd audio Otranto

5 Settembre 2007

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La poetica contemporanea grika trova nell’arte dei fratelli Gianni e Rocco De Santis (figli di Cesare, grande cantore della cultura grecanica) uno dei punti di riferimento principali. Avleddha è la casa a corte: I’elemento architettonico più significativo che caratterizza i centri urbani della Grecìa Salentina. La metafora della corte come microcosmo di culture; come centro della socializzazione alimenta l’attività di ricerca musicale e folklorica del gruppo. Otranto è una raccolta di dieci brani, nei quali traspare l’urgenza di camminare guardandosi indietro per non perdere la memoria di una tradizione antica, di creare canzoni che ravvivino l’anima grika salentina, valorizzandone la lingua, ma senza seguire unicamente il sentiero filologico, piuttosto percorrendo la strada universale della popular music.

Ciro De Rosa, in “World Music”, n. 52