Il pane sotto la neve

22 April 2008

Sabato 3 maggio, alle ore 20,30, nella Sala Auditorium del Centro Anziani di Zollino (Le), Rocco De Santis presenta “Il pane sotto la neve”, recital tratto dall’omonima opera di Antonio Verri.  Lo spettacolo verrà introdotto dallo scrittore Antonio Errico. 

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IL PANE SOTTO

LA NEVE :

Testi di :             Antonio Verri

Musiche di :       Rocco De Santis

Regia di :            Rocco De Santis

Voce recitante di “O mar, la zacchinetta!”:   Gianni De Santis 

Canto e voce recitante di “Micisca” :           Rocco De Santis

Violino:                                                          Doriano Longo

Fisarmonica:                                                   Rocco Nigro

Chitarra:                                                         Rocco De Santis

 

 

Sono sempre stato affascinato dalla scrittura di Antonio Verri; da quel reinventare, rimodellare la lingua, che da parlata  diventa ancora più “corrente” quando scritta. Corrente, perché ti può trasportare se la assecondi col sentire; corrente, perchè  ti può travolgere se le opponi resistenza col capire: in tal caso cercherai quanto prima di uscirne fuori, col rammarico di non esserne all’altezza, o con la sensazione di avere a che fare con qualcuno che fa esercizio di follia. 

Come musicista so che per uscire da clausole, codici e stereotipie estetiche, bisogna interagire con sensibilità altre, che ti aprano a nuovi orizzonti, a nuove profondità interiori, e che ti rapportino ad altri linguaggi artistici evitandoti un infinito reiterarti. Ed ecco Il pane sotto la neve, un’opera  letta da giovanissimo e  - alla ricerca di un dialogo artistico con il suo autore -  ritrovata a venticinque anni di distanza.

Mi soffermo sul capitolo in versi intitolato Micisca, petalo di un corollario di scritti che costituiscono l’intera opera. Leggendolo ho la sensazione che il tempo non sia un vettore inarrestabile, ma un infinito attimo. Vicende personali, storie collettive, passato, presente, luoghi, non luoghi, odori, rumori, affanni, allegrie, solitudini: qui e tutto compresso ed è, allo stesso tempo, tutto dilatato.

Pensare di mettere in musica l’aritmico incedere di Micisca, per un musicista come me, abituato alla ipnotica cadenza dell’endecasillabo, non è impresa facile. Ma le Colonne d’Ercole sono un monito per chi teme di osare e un invito per chi  l’andare Oltre è una necessità più che una sfida. Ne nascono otto temi musicali, per voce, chitarra, fisarmonica e violino. I primi sette sono cantati, mentre l’ottavo, conclusivo, è un parlato su musica. Poi, in perfetta linea con il pensiero caleidoscopico di Verri,  - più incline all’interseco che al mono-tema -  punto sul fluttuante O mar, la zacchinetta! (altro petalo) e lo divido in otto brani, i quali, recitati, si alterneranno con gli altrettanti temi di Micisca, formando così una sorta di contrappunto tra canto e recitazione, ma soprattutto tra “romanica” introspezione (Micisca) e “barocca” estroversione (O mar, la zacchinetta!).

Al lettore, ma in questi casi all’ascoltatore/spettatore, voglio solo ricordare che il Verri de Il pane sotto la neve è importante “sentirlo”, evitando di fare esercizio di logica: non se ne uscirebbe fuori. Affidarsi alla risonanza che le parole innescano nell’immaginario; godere l’emozione dall’attitudine materica della lingua di Antonio: che non descrive, ma plasma situazioni e stati d’animo. E poi, musica….

 

 

Rocco De Santis

                                                                                                                        

La lingua rubata

8 September 2007

E’ uscito sul numero di settembre 2007 della rivista elettronica “Musicologia.it” un articolo sul cd-audio Ofidèa degli Avleddha, scritto da Piero Antonaci.

“Hanno preso, di notte, e sono scappati. Scappano per i campi, scavalcano i
muri, sbattono contro le fronde degli ulivi. Sono due. Hanno rubato e stanno
scappando. Ridono, ma un po’ per smorzare la paura, perché sanno che
l’hanno fatta grossa, ma sanno pure che la faranno franca. E infatti proprio
nessuno li insegue. Solo la luna di agosto.
Ma che cosa hanno rubato? Hanno rubato… una lingua, sì, proprio una
lingua nel senso della parola lingua, una lingua fatta di parole vere, e se la
stanno portando lontano in qualche posto, forse per mangiarsela. Mentre
corrono se la passano come una palla se l’altro deve saltare, per esempio, un
muretto….”

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Ofidèa

6 September 2007

Copertina cd-audio Ofidèa

E’ uscito il nuovo cd di Avleddha, “Ofidèa”:

Perché il titolo di un brano presente nell’ultima nostra “fatica” ci è sembrato anche il modo più appropriato per coagulare in un “logo” i significati espressi?
Così come Odissèa è la narrazione delle gesta di Ulisse, Ofidèa racconta le vicissitudini di Ofis (dal greco: serpente), e il brano a cui dà il titolo (scritto da Gianni De Santis), parla, per l’appunto, di uno degli òfidi più diffusi del Salento: la sacàra (cervone). Questo rettile, oggetto di ingiustificati pregiudizi, è stato per secoli, e purtroppo ancora oggi, vittima di una vera e propria persecuzione che lo ha portato alla quasi estinzione. L’ignoranza popolare gli ha falsamente attribuito, tra l’altro, un morso talmente velenoso da seccare perfino gli alberi. In realtà, la sacàra, non solo è assolutamente innocua, ma, a differenza di altri rettili, non è neanche mordace ed è, peraltro, utilissima alla campagna essendo un predatore di roditori che notoriamente danneggiano le colture.
Si sa, qualsiasi pregiudizio è figlio dell’ignoranza, quella stessa ignoranza che qui nel Salento ha contribuito alla quasi estinzione della lingua grika.
In passato, gli abitanti dei paesi adiacenti l’area della Grecìa Salentina, apostrofavano i griki con disprezzo e diffidenza, e alla stregua dei serpenti: “gente con due lingue”, poiché il bilinguismo di questi ultimi presagiva a ingannevoli, quanto inesistenti, raggiri. A lungo andare, e insieme ad altre cause, delle quali mi astengo dal parlarne in questa sede visto la vastità dell’argomento, questo atteggiamento ha contribuito, nel nome e nella necessità di una più civile convivenza, al lento abbandono del griko da parte dei suoi parlanti.
Le analoghe vicissitudini, in qualche modo, identificano la cultura grika alla sacàra; la sua lingua cosiddetta “biforcuta”, ci riporta idealmente al bilinguismo griko. Ed ecco “Ofidèa”, in cui, questa natura bilingue, come bilingue lo fu per nascita la cultura bizantina da cui discendiamo, viene espressa nel dialetto romanzo e nel griko dei dieci brani che unitamente costituiscono questa raccolta musicale, a sottolineare la ambivalente e nello stesso tempo inscindibile anima linguistica della cultura grika.
Dal punto di vista musicale, “Ofidèa” è un progetto diverso dai precedenti Cd di Avleddha
(Otranto – 1999/ Senza Frontiere – 2002), laddove gli arrangiamenti delle canzoni nascevano dall’interazione, sul campo di prova, fra strumentisti di varia estrazione musicale, determinando, di conseguenza, un prodotto, per così dire, “meticcio” e, anche per questo, assolutamente interessante. Questo Cd, musicalmente, è figlio di una mia personale esperienza compositiva che mi vede, nel 2004, impegnato nella sonorizzazione di un film muto (La Terra – regia A. Dovzhenko - Urss 1930), commissionatami dal “Festival Images ‘04” (Vevey – Svizzera), in cui, per la prima volta, mi trovo a dialogare con la poesia dell’immagine, ma soprattutto, per la prima volta, mi trovo alle prese con la composizione di un’intera partitura strumentale. La buona riuscita di questa operazione artistica, mi ha indotto a riproporre questa esperienza, per me straordinaria, dentro il progetto Avleddha, rinunciando così a un prodotto dalla intrigante connotazione “apolide”, a favore di un’unica regia identitaria, spero altrettanto interessante.
In questo lavoro, l’antica funzionalità dello “spazio alla voce”, che prevede, sul canto, un accompagnamento “discreto” da parte degli strumenti, è spesso sostituita dal contrappunto tra questi ultimi e lo stesso canto. Ciò potrebbe obbligare a un ascolto più impegnativo da parte del fruitore. D’altra parte, l’originalità e la ricercatezza sono sempre stati dei punti di forza della musica di Avleddha proprio in virtù della maggiore attenzione che un ascolto poco prevedibile e per niente scontato impone. Ma la musica è soprattutto emozione, piacere sensoriale, e questo, a prescindere da ogni considerazione, è una giusta aspettativa che non è nelle nostre intenzioni disattendere.
Certamente, e qui Ofidèa non sarà diverso dai precedenti, questo Cd sarà foriero di approvazioni incondizionate e di critiche sferzanti da parte degli “addetti ai lavori”. Ma chi ha la pretesa di fare arte, di comunicare qualche nuova emozione, questa è un’opportunità da cogliere, un rischio da correre.

Rocco De Santis

Per acquistare il cd Ofidèa rivolgersi a:

sabrina@suonidalmondo.com
http://www.suonidalmondo.com 

Per comunicare con il gruppo:

info@avleddha.it

Cd audio Senza frontiere

5 September 2007

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Una collaborazione tra un gruppo salentino e una musicista di origini danesi-alsaziane

Avleddha senza frontiere

Incidono un cd con la violinista Constance Frei

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Fuga dalla “pizzica” e ritorno alle radici melodiche grecaniche: è tornato in studio il gruppo “Avleddha” per il suo nuovo cd che già nel titolo rivela l’intento di andare oltre gli angusti confini del folklore. Ed infatti “Senza frontiere” è targato questo secondo lavoro che sta per entrare nella fase finle di missaggio e masterizzazione dopo le accorte registrazioni effettuate da Nanni Surace, geniale ingegnere del suono, nelle sale di Purerocck a Brindisi. L’anticipazione di questo evento discografico è ben meritata, e per diverse ragioni. Anzitutto poiché l’ensemble di Rocco e Gianni De Santis ha eseguito il più possibile in presa direta i brani che compongono la raccolta, prendendo le di stanze dalle manipolazioni esasperate e dai collage di campionature digitali; in secondo luogo per l’accorta scelta dei testi lirici in griko scritti - tra gli altri - dal padre dei due leader; l’indimenticabile poeta-contadino Cesare De Santis, su una serie di composizioni musicali accattivanti come mai prima d’ora ce n’erano state nel pur suggestivo repertorio dei musicisti di Sternatia. Ma l’aspetto più importante di quest’album è costituito dalla coolaborazione con la bravissima violinista di origini danesi-alsaziane Costance Frei che ha saputo infondere alle musiche quel tocco magico un po’ mitteleuropeo che già l’estate scorsa si era udito uscire nei concerti di “Avleddha” dall’archetto di Maurizio Dehò. La Frei, ricercatrice e docente di musicologia all’ Università di Ginevra, è stata allieva di Corrado e Liliane Romano: vale a dire che esce da una scuola di grandi violinisti; il suo retroterra classico prevalentemente barocco, che esegue in un ‘intensa attività concertistica, l’ha predisposta e convinta a misurarsi con quel vasto “girdino armonico” che è il Salento delle clausule kircheriane, ma stando attenta a non farsi risucchiare dal vortice omologante della pizzica e dei suoi succedanei. In tal senso il suo incontro con “Avleddha”, e soprattutto con la chitarra di Dario Marti, ha trasformato il sogno ambizioso di un suono libero da schemi, da stili e da etichette, in un’eccellente proposta per il pubblico internazionale dell’athno-music. L’icona di questo incredibile incontro artistico, al quale partecipano Roberto Lezzi (ch. Basso) e Tonino Friolo (batteria), è rappresentato dalla sublime “Ce meni statti” (”E resta cenere”), su cui la voce di Rocco De Santis, il violino della Frei e la chitarra di Marti, tessono l’ordito di una musica veramente nuova e senza confini.

Gino L. Di Mitri

Articolo apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno”

 

 

SENZA FRONTIERE è il titolo del 2° cd degli Avleddha.

E’ possibile acquistarlo, 
inviando una mail a: info@avleddha.it

E’ possibile scaricare il libretto di accompagnamento del Cd-audio in Formato PDF (con versione inglese dei testi delle canzoni).

 

Cd audio Otranto

5 September 2007

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La poetica contemporanea grika trova nell’arte dei fratelli Gianni e Rocco De Santis (figli di Cesare, grande cantore della cultura grecanica) uno dei punti di riferimento principali. Avleddha è la casa a corte: I’elemento architettonico più significativo che caratterizza i centri urbani della Grecìa Salentina. La metafora della corte come microcosmo di culture; come centro della socializzazione alimenta l’attività di ricerca musicale e folklorica del gruppo. Otranto è una raccolta di dieci brani, nei quali traspare l’urgenza di camminare guardandosi indietro per non perdere la memoria di una tradizione antica, di creare canzoni che ravvivino l’anima grika salentina, valorizzandone la lingua, ma senza seguire unicamente il sentiero filologico, piuttosto percorrendo la strada universale della popular music.

Ciro De Rosa, in “World Music”, n. 52

 

Elenco dei brani 

  • Sperino

  • Ítela

  • Na su clesto ti cardía

  • Iche na tò chi

  • O cero ipái…

 

  • Òria s’afínno

  • Mara cce mena mara cce ma

  • Agápi iatí e’ pplonni?

  • Calinitta*

  • Otranto